Jason Kahn 
News
Upcoming Events
Biography
Recordings
Text
Installations
Interventions
Scores
Works for Radio
Editions
Contact
Bandcamp
Facebook
Soundcloud
Twitter
Blow Up
Interviewed by Mario Biserni
July 1999
http://blowupmagazine.com

printable version


Dopo un primo disco eponimo che appariva non messo bene a fuoco ma che, nondimeno, attribuiva al tandem californiano-giapponese una invidiabile determinazione, il ben più incisivo Temporary Contemporary si è immediatamente installato ai vertici della mia top ten personale. L’eliminazione dei momenti più classicamente ambient, una più accurata lavorazione del suono, l’utilizzo più mirato dell’elettronica e un maggiore coraggio nello staccarsi dal loro retroterra sono gli elementi che hanno contribuito al piccolo miracolo. Lo spirito free-form viene messo al servizio di strutture minimalpsichedeliche con suoni reiterati e fluidi che in più di un’occasione richiamano alla mente i seminali Oval.

‘La musica di Temporary Contemporary è completamente improvvisata. Toshi ed io siamo andati nello studio di registrazione senza parlare prima di ciò che volevamo fare ed abbiamo registrato. Per quanto ne so, i brani non sono ne editi ne montaggi. Sono quello che noi abbiamo suonato in quella circostanza. La differenza con un più ‘tradizionale’ CD di musica improvvisata è nel missaggio e nell’elaborazione dei suoni. Toshi ha impiegato un sacco di tempo a lavorare sui timbri della musica, trasportando tutto dentro a un unitario, organico insieme. Per noi suonare in uno studio è diverso che suonare in concerto. Dal momento che andiamo dentro ad uno studio ci piace anche utilizzarlo. Esso è come un altro strumento. Ma il principale punto di partenza rimane l’improvvisazione libera. Mi piace molto la musica di Oval e Microstoria. Non voglio dire, tuttavia, che il loro suono ha spostato i Repeat del secondo CD in un’altra direzione. Il primo CD è un momento di transizione, il passaggio dai Cut ai Repeat. È, se ti piace, la collisione di due mondi e la graduale mescolanza dell’uno con l’altro. Io mi interesso da molto tempo a quello che viene chiamato minimalismo, tipo Morton Feldman, Terry Riley, La Monte Young, Pauline Oliveros, Phil Niblock, come pure a molte musiche etniche che spesso implicano l’uso di melodie e ritmi ripetitivi. E poi c’è stato il periodo passato nel gruppo di Arnold Dreyblatt, il quale forse mi ha stimolato, più di ogni altra cosa negli ultimi anni, a muovermi verso queste forme dilatate, in graduale mutazione, di tonalità che si miscelano lentamente e fugacemente entrano ed escono da una fase all’altra, o restano esattamente immobili. Gruppi come Oval e Microstoria sono molto stimolanti per me, solo che li ho scoperti dopo. Il seme del secondo CD dei Repeat può essere udito nel primo, sebbene nel primo CD noi lavorassimo ancora con strutture frammentarie e campi d’azione in rapido cambiamento. Quando abbiamo registrato il secondo CD la musica è uscita più statica, concentrata su singoli motivi che si evolvono gradualmente per lunghi periodi di tempo. Anche strumentalmente il secondo CD è diverso. Toshi ha smesso di suonare la chitarra e usa solo il suo tavolo di missaggio senza input e il suo sistema di auto-campionamento, e io ho ulteriormente ridotto il mio set di percussioni e mi sono concentrato su monotone tessiture ritmiche piuttosto che sulle talvolta floride coloriture del primo CD. Anche, nel secondo CD, le mie campionature sono diventate più rifinite e concentrate su un piccolo numero di campioni elaborati in diversi modi, all’opposto del primo CD dove erano usati molti più campioni, avendo, per me, una specie di ‘effetto shotgun’. Il secondo CD è come un qualcosa guardato attraverso ad un microscopio; il primo CD esplora l’intero orizzonte. Infine, al missaggio del secondo CD è stato dedicato più tempo. Toshi ha fatto gran parte del missaggio e dei trattamenti nel suo computer a casa e quindi ha avuto la possibilità di lavorare senza nessun tipo di pressione. Infine è avvenuta la masterizzazione da parte di Stefan Betke. La masterizzazione è il processo finale prima che la registrazione venga pressata nel CD. I brani vengono messi nell’ordine corretto e viene fatta una equalizzazione finale, la qual cosa significa aumentare certe frequenze e diminuirne altre. La ragione per cui sono andato da Stefan è in realtà completamente casuale. Ho chiesto a un’amica dell’Elektro Music Department di Berlino dove faceva masterizzare le sue registrazioni e lei mi ha detto di chiamare Dub Plates and Mastering. Stefan stava lavorando li, è andata all’incirca così. Mi è piaciuto lavorare con Stefan perché lui ha un orecchio eccezionale, è ovviamente un grande tecnico del suono, ma è anche un musicista. È aperto a molte soluzioni. Il suo lavoro di masterizzazione ha aggiunto un tono sottile, eppure tuttora molto evidente e inconfondibile, alla registrazione finale.’
Restano i timbri, soprattutto quelli prodotti dalle percussioni metalliche, che levitano come spiriti, inquieti perché sottratti al loro ambiente naturale (contraddizione questa, se pensiamo che proprio quei timbri furono in passato simbolo di pesantezza).

‘Sa, tutto è iniziato a casa, è sempre così per molti giovani batteristi: pentole, tegami, ecc. Quando fui più grande, tuttavia, il mio primo contatto con qualcuno che usava i metalli in un contesto musicale basato sulle percussioni avvenne attraverso un disco di Z’ev. Rimasi molto affascinato dal suo approccio minimale e dalla musica estrema che egli otteneva dai più basilari materiali: lamiere, catene, tubi. Per quanto riguarda l’Europa, ho visto Peter Hollinger suonare molte volte a Berlino, così come Paul Lovens. Entrambi grandissimi batteristi! La musica industriale o il krautrock non hanno avuto molta influenza nel mio uso dei metalli. Benché io debba dire che Jackie Liebezeit è uno dei miei batteristi favoriti. All’inizio della mia educazione musicale ho assistito a una performance basata sul pezzo ‘Ionization’ di Varese. Ciò fu fantastico. E, naturalmente, mi indirizzò verso gli altri compositori che lavoravano con i metalli, come John Cage e Karlheinz Stockhausen.’
Tutto ciò aiuta a inquadrare perfettamente la figura di Jason Kahn, batterista con una lunga storia alle spalle. Negli anni Ottanta è a Los Angeles, in quei gruppi gravitanti intorno alla SST che miscelano con nonchalance punk, funk, psichedelia e musica improvvisata (Leaving Trains, Cruel Frederick e The Universal Congress Of).

‘Formai The Universal Congress Of con il chitarrista Joe Baiza (ex Saccharine Trust, ndi.) nel 1985. Il gruppo si ispirava fondamentalmente alle idee e alla musica di Ornette Coleman (harmolodics), al punk e alle musiche basate sulla libera improvvisazione (parlando in senso lato). Io ho suonato col gruppo fino al 1989. Durante questo periodo registrammo tre dischi per la SST, facemmo quattro tournée attraverso U.S.A. e Canada e una tournée europea - la prima volta che sono stato in Europa a suonare - nel 1989. Dopo la tournée europea io iniziai ad essere insoddisfatto della direzione musicale presa del gruppo e decisi di trasferirmi a Berlino, essendo interessato alla scena musicale autoctona legata all’improvvisazione libera. Ho continuato a suonare con Joe Baiza, però, facendo una tournée in duo nel 1991, un tournée nel 1993 con i Voodoo Freicore (con Lars Rudolph alla tromba, tastiere e chitarra) e un breve tournée nel 1996 con la formazione Nastassya Filipovna (che includeva Johannes Ströbel dei Paloma al basso).’

Scoprire ciò è stata per me un’esortazione, dato che più volte, nel passato recente, mi ero posto domande sul cambiamento dei miei gusti musicali: dagli anni Ottanta quando ascoltavo i dischi della SST ad oggi che ascolto roba tipo Oval. L’evoluzione di Jason mi lascia intendere che non sono cambiato affatto, ho semplicemente seguito il cambiamento dei tempi. Kahn, dopo quegli inizi, ha lavorato con Sainkho Namtchylak, Shelley Hirsch, Christian Marclay, Dietmar Diesner e Johannes Bauer. Hei, che ne dite? Ma non è finita, basta pensare che nel 1994 inizia a suonare con The Orchestra Of Excited Strings di Arnold Dreyblatt.

‘Con Sainkho, Shelley e Christian ho solo suonato in concerto, non esistono dischi. Ho suonato con il gruppo di Arnold Dreyblatt dal 1994 al 1998 e in questo periodo sono stati registrati alcuni concerti con nuove composizioni. Così, io penso all’eventualità che qualcosa di ciò possa essere pubblicato.’

Trasferitosi in Europa e fatta base nella piccola Svizzera, ha anche trovato il modo di legare con i musicisti del giro Ne Zhdali e di formare un proprio gruppo - Cut, un singolo e due CD all’attivo - autore di un art rock (prossimo ai vecchi gruppi rock in opposition) via Kurt Weill—>Henry Cow—>Minutemen.

‘Per me i Cut sono finiti definitivamente. Iniziai il gruppo insieme al chitarrista Birger Löhl. A causa dei suoi impegni di lavoro avevamo molte difficoltà ad organizzare le tournée, così come a provare. Birger viveva ad Hannover e Gregor ed io a Berlino. Gregor ed io di fatto abbiamo affrontato l’ultima tournée nella primavera del 1998 come duo. Successivamente abbiamo provato diversi chitarristi ma per le nostre esigenze nessuno andava bene. Inoltre, sentivo che i miei interessi musicali stavano cambiando e cercai di provare qualcos’altro. I Cut sono esistiti dal 1993 al 1998, mi sembra giunto il momento di metterli in pensione. Direi che non sono mai stato realmente influenzato dai gruppi ‘Rock In Opposition’. Ho ascoltato molta di codesta musica e condivido che, su alcuni livelli, Popular Music That Will Live Forever ha alcune somiglianze con essa, specialmente nell’uso di tempi dispari, di elementi folkloristici e in qualche soluzione armonica. I ritmi di questo CD, per esempio, derivano dal mio interesse per le musiche dell’est europeo, del mondo arabo e dell’Asia centrale. Birger proviene più da un retroterra hardcore, da cui si è allontanato per contrarre influenze dal Frith post-Henry Cow (Skeleton Crew, Massacre), dai This Heat, dai The Minutemen e dal Pop Group. E Gregor è innanzitutto focalizzato sull’estetica dell’improvvisazione libera di tradizione europea. Non so proprio come potrei definire il suono di questo CD. C’era, nei Cut, una consapevolezza di quanto stava accadendo. Birger lavorava come tipografo ad Hannover, Gregor era coinvolto nel movimento delle case occupate, e io vivevo a Berlino quando fu abbattuto il muro, vedendo tutte le catastrofi politico / sociali connesse con ciò. Così c’erano naturalmente molte discussioni su sviluppi politici, problemi sociali, movimento dei lavoratori, ecc. Ma c’era anche un sano senso dell’ironia, sebbene una punta di oscurità si manifesti, ad impedire che la consapevolezza di tutto ciò da parte del gruppo diventasse tensione. In realtà, spesso ridevamo di noi stessi.’

Due terzi dei Cut (Jason ed il sassofonista Gregor Hotz, l’altro polo del gruppo era rappresentato dal chitarrista Birger Löhl) saranno presto di nuovo insieme in un trio che li vede affiancati dal basso di Joe Williamson.

‘Questo gruppo con Joe e Gregor ha già fatto due concerti. Abbiamo anche fatto delle registrazioni con un altro progetto di Gregor, You Never Give Me Your Pillow, che include il violoncellista Nicholas Bussman (degli Ich Schwitze Nie e dei No Doctor, tra gli atri). E abbiamo anche fatto un breve set all’ultimo Exiles Festival di Berlino. L’idea è di continuare, ma per il momento io andrò in Giappone. Mi piace molto la musica che facciamo. È a basso volume, statica e molto ritmica. Al momento Repeat è però il mio ‘live project’ principale. Di volta in volta vengo invitato a fare concerti con altri musicisti, ma molte delle ultime tournée le ho fatte come Repeat. Ho anche registrato della musica con il campionatore, così come ho appena terminato una registrazione per sole percussioni acustiche. Ho fatto anche un concerto di sole percussioni in Luglio a Ginevra. Vorrei anche continuare, tempo e soldi permettendo, le produzioni con la mia etichetta Cut. Ho già due CD di lunga durata pronti che aspettano di essere realizzati ma non so esattamente quando ciò sarà possibile. Il problema principale con l’etichetta Cut è legato alla distribuzione. A noi interessa molto l’Italia, per esempio, quantunque io vi abbia fatto solo una tournée.’

Più lineare la storia del contraltare orientale di Kahn, il chitarrista Toshimaru Nakamura: leader di un proprio gruppo (A Paragon Of Beauty) con cui ha realizzato un CD, egli ha suonato anche con Kim Ito (danzatore Butoh), Taku Sugimoto, Peter Gordon, Blixa Bargeld e con tutti i musicisti del giro Ground-Zero. Ricordiamo, a tal proposito, il CD in coppia con Sachiko Matsubara uscito su Meme. Due artisti da tempo sulla breccia che oggi hanno trovato una propria particolare dimensione: Repeat! Dopo un primo disco eponimo che appariva non messo bene a fuoco...

 

top